[Le Mie Cartelle]
giovedì 18 febbraio 2010 23.25
Non ho mai creduto in niente.
Babbo Natale, la Befana, il coniglietto pasquale, la fatina dei denti... Dio... Tutti questi personaggi, queste cose, li avevo classificati fin da subito nella cartella "Cose Inesistenti".
L'unica cosa alla quale ho creduto è stata Santa Lucia... Una santa alla quale, in alcune regioni del nord Italia, viene detto ai bambini che bisogna scrivere una letterina con quello che si vorrebbe, perchè nella notte del 12 Dicembre porterà i doni ai bimbi buoni. La storia in sè sembra uguale a tutte le altre, ma sotto altri aspetti è molto diversa. Infatti nelle sere precedenti al 12 il bambino può collocarsi vicino alle finestre e chiedere che Santa Lucia gli lanci dei dolci che, magicamente, attraverseranno la finestra o le pareti cadendo sul pavimento della stanza.
Ricordo ancora quella volta che chiamai Santa Lucia almeno tre o quattro volte chiedendole di "buttarmi giù qualcosa"... I miei stavano guardando la tv dietro di me e mia nonna era con loro. Ad un tratto un suono secco alle mie spalle mi spaventò un sacco... A dir la verità era al centro del piccolo salotto di allora, alle spalle dei miei genitori quindi, che si finsero sorpresi quanto me...
Fecero una recita davvero ben fatta: da quella volta ci credetti fermamente.
Fu una delusione venire a scoprire a scuola che non era così, che era tutto una farsa.
E così si venne a formare nella mia testa un'altra sottocartella nella cartella "I Miei Errori": le cose inesistenti di cui credevo l'esistenza.
Una cartella che potrebbe venire aggiornata di continuo, una di quelle più movimentate per quanto riguarda il traffico di pensieri e "cose"...
lunedì 28 maggio 2012
domenica 20 maggio 2012
[Il Mio Dicembre 2009]
[I Miei Scherzi]
sabato 5 dicembre 2009 14.51
E' buffo come il caldo mi solleciti i pensieri.
Come l'acqua che scorre veloce sul mio viso, così i miei pensieri corrono saltando di conclusione in conclusione. Pensieri veloci, uniti tra loro dai collegamenti più inaspettati e allucinanti.
E con gli occhi chiusi non ci sono più solo le parole, ma vengono fuori anche le immagini, che si susseguono una dietro l'altra a gran velocità, creando una specie di cortometraggio.
E poi il freddo, il blocco della pellicola cinematografica, il blocco di quello scorrere vicino all'infinito di tutti quei pensieri.
Un freddo improvviso, anticipato solo dal suono della porta che si apre.
Condividere idee per degli scherzi con qualcuno che potrebbe rivolgerli a te in futuro non è da considerarsi una buona idea.
Dovrei ricordarmelo.
[Il Mio Natale]
sabato 19 dicembre 2009 20.30
Era da un po' che avevo intenzione di aggiornare, di scrivere quei pensieri che ho avidamente buttato giù dall'ultima volta che ho scritto qui sino ad oggi, ma non lo farò. Non oggi almeno.
Ho sentito dire che il buon giorno si vede dal mattino e, forse, è così.
La prima cosa cosa che ho visto stamattina aprendo gli occhi è stata la finestra della mia camera e la luce bianco-grigia che ne entrava... Poi ho realizzato che questo tetro chiarore era il frutto della nevicata della notte scorsa e un preavviso dell'andamento della giornata.
Comunque, è sempre strano il risveglio... Almeno per me.
Appena mi sveglio ho voglia di fare tante cose, ma so che non ho il tempo di farle tutte e ciò mi deprime non poco. Poi mi alzo e non ne faccio nessuna. E la giornata comincia a diventare sempre più grigia con prospettive di felicità per la serata pari a -10 (un po' come la temperatura che c'è in casa).
E poi succede una di quelle cose che ti strappano via il cuore a mani nude. Così, senza preavviso. In una giornata mediocremente grigia come tante altre.
E improvvisamente non t'importa più delle prospettive della giornata, perché sai che da oggi in poi le giornate si susseguiranno tutte uguali, tutte grigie (con qualche sfaccettatura di blu e viola ogni tanto) nonostante magari fuori ci sia il sole, nonostante sia Natale.
(Natale... Mi viene quasi da ridere...)
E poi pensi e ti chiedi: "Ma come cavolo è possibile che io soffra ancora?"
Non pensavo che il mio cuore potesse reggere un altro tuffo del genere... Un altro tuffo in questo freddo vuoto bianco... Come la neve.
E le lacrime non fanno in tempo ad uscire, percorrendo la strada che ormai conoscono alla perfezione, che si ghiacciano all'istante. Un po' come ha fatto il cuore poco prima di rompersi e andare in mille pezzi.
Meno male che la casa è vuota e non c'è nessuno, sennò il fracasso del mio cuore che veniva schiacciato da un menhir non credo che sarebbe passato così indisturbato com'è stato.
Viva il Natale.
(Già lo odiavo prima, figuriamoci ora.)
sabato 5 dicembre 2009 14.51
E' buffo come il caldo mi solleciti i pensieri.
Come l'acqua che scorre veloce sul mio viso, così i miei pensieri corrono saltando di conclusione in conclusione. Pensieri veloci, uniti tra loro dai collegamenti più inaspettati e allucinanti.
E con gli occhi chiusi non ci sono più solo le parole, ma vengono fuori anche le immagini, che si susseguono una dietro l'altra a gran velocità, creando una specie di cortometraggio.
E poi il freddo, il blocco della pellicola cinematografica, il blocco di quello scorrere vicino all'infinito di tutti quei pensieri.
Un freddo improvviso, anticipato solo dal suono della porta che si apre.
Condividere idee per degli scherzi con qualcuno che potrebbe rivolgerli a te in futuro non è da considerarsi una buona idea.
Dovrei ricordarmelo.
[Il Mio Natale]
sabato 19 dicembre 2009 20.30
Era da un po' che avevo intenzione di aggiornare, di scrivere quei pensieri che ho avidamente buttato giù dall'ultima volta che ho scritto qui sino ad oggi, ma non lo farò. Non oggi almeno.
Ho sentito dire che il buon giorno si vede dal mattino e, forse, è così.
La prima cosa cosa che ho visto stamattina aprendo gli occhi è stata la finestra della mia camera e la luce bianco-grigia che ne entrava... Poi ho realizzato che questo tetro chiarore era il frutto della nevicata della notte scorsa e un preavviso dell'andamento della giornata.
Comunque, è sempre strano il risveglio... Almeno per me.
Appena mi sveglio ho voglia di fare tante cose, ma so che non ho il tempo di farle tutte e ciò mi deprime non poco. Poi mi alzo e non ne faccio nessuna. E la giornata comincia a diventare sempre più grigia con prospettive di felicità per la serata pari a -10 (un po' come la temperatura che c'è in casa).
E poi succede una di quelle cose che ti strappano via il cuore a mani nude. Così, senza preavviso. In una giornata mediocremente grigia come tante altre.
E improvvisamente non t'importa più delle prospettive della giornata, perché sai che da oggi in poi le giornate si susseguiranno tutte uguali, tutte grigie (con qualche sfaccettatura di blu e viola ogni tanto) nonostante magari fuori ci sia il sole, nonostante sia Natale.
(Natale... Mi viene quasi da ridere...)
E poi pensi e ti chiedi: "Ma come cavolo è possibile che io soffra ancora?"
Non pensavo che il mio cuore potesse reggere un altro tuffo del genere... Un altro tuffo in questo freddo vuoto bianco... Come la neve.
E le lacrime non fanno in tempo ad uscire, percorrendo la strada che ormai conoscono alla perfezione, che si ghiacciano all'istante. Un po' come ha fatto il cuore poco prima di rompersi e andare in mille pezzi.
Meno male che la casa è vuota e non c'è nessuno, sennò il fracasso del mio cuore che veniva schiacciato da un menhir non credo che sarebbe passato così indisturbato com'è stato.
Viva il Natale.
(Già lo odiavo prima, figuriamoci ora.)
domenica 13 maggio 2012
[Il Mio Novembre 2009]
[Il Mio Piccolo Giardino]
mercoledì 18 novembre 2009 18.18
Sapere di non essere d'aiuto non aiuta. E la consapevolezza che certe cose non le supereremo mai di certo non ci fa sentire meglio.
L'unica cosa che possiamo fare è fare del nostro meglio per andare avanti.
Non è forse quello che facciamo tutti ogni giorno?
Chi per cose più futili di altri, chi per cose molto più serie. L'unica cosa certa è che tutti noi facciamo quello che ci sentiamo... E di solito, quello che facciamo lo facciamo perchè ci fa sentire meglio.
O almeno, così crediamo.
Perché a volte la testa ragiona troppo, senza ascoltare l'intuito, la coscenza o il cuore, come volete chiamarlo.
Slowly, slowly we are driftin'...
mercoledì 18 novembre 2009 18.18
Sapere di non essere d'aiuto non aiuta. E la consapevolezza che certe cose non le supereremo mai di certo non ci fa sentire meglio.
L'unica cosa che possiamo fare è fare del nostro meglio per andare avanti.
Non è forse quello che facciamo tutti ogni giorno?
Chi per cose più futili di altri, chi per cose molto più serie. L'unica cosa certa è che tutti noi facciamo quello che ci sentiamo... E di solito, quello che facciamo lo facciamo perchè ci fa sentire meglio.
O almeno, così crediamo.
Perché a volte la testa ragiona troppo, senza ascoltare l'intuito, la coscenza o il cuore, come volete chiamarlo.
Slowly, slowly we are driftin'...
venerdì 11 maggio 2012
[Il Mio Ottobre 2009]
[La Mia Centillinazione]
sabato 10 ottobre 2009 1.51
E così ti chiedi: è meglio la più cattiva e sconcertante delle verità, una di quelle che ti uccide oppure una bugia a fin di bene, una mezza verità?
Sai che è una domanda universale, valida per ogni cosa, per ogni tipo di argomento.
Insomma, se sei in un momento di crisi e cerchi una risposta ai tuoi dubbi è meglio che ti dicano un'amara mezza verità e ti addolciscano la pillola dicendo che puoi migliorare, che tutto si può risolvere, che non ti devi scoraggiare, oppure che ti dicano che sei senza speranza e che non ce la farà mai?
Entrambe le risposte sono buone e possibili, ma ognuna porterà ad una strada diversa. Ovviamente dipende anche dal proprio carattere, ma sinceramente sai che alla seconda ti avviliresti e diventeresti triste, tanto da arrenderti mentre qualcun'altro potrebbe incazzarsi e trovare la forza di andare avanti.
Credi comunque che la prima ti farebbe vedere una possibilità di farcela e lotteresti per quell'unica possibilità.
Una risposta "addolcita", una piccola bugia a volte può fare più di una chiara verità.
Una mezza verità insomma.
Non è falsa, ma non è del tutto vera.
Ecco, penso che quando una relazione (di qualunque tipo) sta giungendo alla fine si fa una cosa di questo tipo per far soffrire meno l'altra persona...
Ma il richiamo della verità è troppo forte e quindi poi finisci per cadere nella sua trappola mortale e se subentrano dei fattori esterni che distruggono queste confortanti mezze verità non rimane che soffrire di più. A tutte e due le parti. Ecco perché queste cose vanno centillinate.
Alla fine, nessuno è così egoista come crede.
[I Miei Ricordi Inesistenti]
giovedì 15 ottobre 2009 19.30
E' sempre brutto perdere qualcosa... Specie se questo qualcosa era un qualcosa che significava molto per te e se ci tenevi davvero. Anche per cose che magari erano al suo interno e che non ti ricordi nemmeno. Ma forse è proprio per quello che le tenevi lì, al sicuro (per quanto ne sapevi).
E ora tutto questo è rovinato, non c'è più.
E in questo modo un'altra piccola parte di te se n'è andata...
Silenziosamente.
Senza dirti niente.
Senza che tu te ne accorgessi.
E ora ti mancherà ancora tutto quello che non ricordi, per l'ennesima volta. Ma forse ti manca perché sai, bene o male, cosa ti lasci alle spalle, te lo senti, perché ti conosci.
Vecchie foto.
Rimasugli di quelle altre centinaia di foto che sono finite nell'infinito spazio che c'è nel nulla cibernetico. Un ricordo sbiadito nella nebbia della memoria.
Nuovi disegni.
Opere che ora, con la tua nuova vita speravi di concludere, idee che per il momento, senza uno scanner rimarranno in questa loro forma ancora per molto: linee sbiadite su fogli che diventano ogni giorno più gialli e polverosi.
Foto e sfondi da cui prendere spunto o per fare esercizi.
Tutta una serie di tutorials e studi che hai lasciato scomparire nel vuoto. Tutta una serie di immagini artistiche fatte di ombre e luci, di luminosità e contrasti, di disegni e foto che con ogni probabilità non riuscirai mai più a recuperare.
Mille note di pensieri, stupidate, riflessioni e giochi di parole o di grafica.
Tutte quelle parole che avevo annotato con tanta cura, quasi maniacale, per ricordarmele, perché mi aiutasserò nel momento del bisogno o perché mi svagassero un po' nei momenti di crisi... Tutte finite in un buco nero composto dalla mia memoria. Parole che potevano aiutarmi a ricordare un determinato periodo della mia vita, un determinato giorno, un determinato momento. Parole che non esistono più. Parole che non mi ricorderanno più un bel niente (per il semplice fatto che non esistono più, come i miei ricordi).
E ora ti chiedi se questa tua lotta contro la tua stessa memoria, contro te stesso, avrà mai termine. Se riuscirai a farla finita una volta per tutte. Ma la verità è che cominci a pensare che qualunque cosa cerchi di salvare il più possibile e che quindi metti anche in formato digitale, pian piano svanisce sotto i tuoi occhi, nei momenti e nei modi più inaspettati. Così cominci a chiederti perché stai facendo tutto questo...
Perché hai sempre cercato di salvare e tenere ogni cosa e sei giunto alla conclusione che forse è perché hai paura di non ricordarti più nulla...
Hai paura che il tempo possa cancellare tutta la tua memoria e non vuoi. E tenti di aggrapparti disperatamente ad ogni più piccola cosa, che sia una frase, una foto, una parola o un oggetto. Invano.
[Il Mio Vecchio Motore]
sabato 17 ottobre 2009 13.51
Il tempo può sovrapporsi?
Può una persona sdoppiarsi senza saperlo e dare vita ad un fantasma che vive in un altro tempo?
E questo fantasma continuerà a vagare in quel tempo non suo, non capendo e agendo come agirebbe l'originale in una situazione così fuori dal normale?
Chi lo sa...
Magari vagherebbe in questo tempo sconosciuto, non sapendo bene quello che sta facendo.
Probabilmente rivivrebbe una giornata insignificante della propria vita.
Magari un'ossessione della giovinezza.
Magari un sogno mai realizzato o una frase mai detta, ma troppe volte pensata.
E probabilmente non se ne accorgerebbe nessuno.
Nessuno si accorgerebbe del fantasma del fratello di un vostro amico da giovane.
Nessuno.
Tranne voi, forse.
E allora il cervello della mente lucida comincia a mettersi in moto, come un vecchio motore mai troppo arrugginito per non partire. E dopo i primi due o tre scoppi parte. Lentamente, ma prendendo man mano più velocità.
E così questo treno, che fa fermate solo nelle poche zone ancora visibili della memoria, viaggia alla ricerca di un qualcosa che forse non c'è già più o che, probabilmente, non è mai realmente esistito.
Una risposta.
Qual'è la domanda?
Chi lo sa...
Forse nemmeno esiste, come la risposta.
Forse l'unica cosa certa è che nemmeno il fantasma si accorge che nessuno lo nota, che nessuno gli parla, che nessuno lo vede. E se lo nota non si chiede il perché.
E' come se non avesse un'anima, ma non è così semplice... Un'anima ce l'ha. Ed è anche un'anima triste, sola, in un tempo a lei sconosciuto, presente per noi, ma futuro per lei, intrappolata in quelle sembianze da ragazzino appena adolescente.
Un ragazzino che ha ancora tutta la vita davanti.
Una vita tutta da vivere, lunga o corta che sia.
Ma volendo, questo spettro, potrebbe incontrare il suo originale?
Potrebbe trovare quell'uomo che l'ha generato e raccontargli tutta la sua incredibile storia?
Potrebbe essere questo il suo unico dono e desiderio?
Un fantasma di un tempo ormai passato vive un'avventura fatta da ricordi di fatti mai avvenuti, incontrando persone che devono ancora nascere e dicendo cose che nessuno è capace di sentire nell'assordante silenzio dei più oscuri angoli della fantasia.
sabato 10 ottobre 2009 1.51
E così ti chiedi: è meglio la più cattiva e sconcertante delle verità, una di quelle che ti uccide oppure una bugia a fin di bene, una mezza verità?
Sai che è una domanda universale, valida per ogni cosa, per ogni tipo di argomento.
Insomma, se sei in un momento di crisi e cerchi una risposta ai tuoi dubbi è meglio che ti dicano un'amara mezza verità e ti addolciscano la pillola dicendo che puoi migliorare, che tutto si può risolvere, che non ti devi scoraggiare, oppure che ti dicano che sei senza speranza e che non ce la farà mai?
Entrambe le risposte sono buone e possibili, ma ognuna porterà ad una strada diversa. Ovviamente dipende anche dal proprio carattere, ma sinceramente sai che alla seconda ti avviliresti e diventeresti triste, tanto da arrenderti mentre qualcun'altro potrebbe incazzarsi e trovare la forza di andare avanti.
Credi comunque che la prima ti farebbe vedere una possibilità di farcela e lotteresti per quell'unica possibilità.
Una risposta "addolcita", una piccola bugia a volte può fare più di una chiara verità.
Una mezza verità insomma.
Non è falsa, ma non è del tutto vera.
Ecco, penso che quando una relazione (di qualunque tipo) sta giungendo alla fine si fa una cosa di questo tipo per far soffrire meno l'altra persona...
Ma il richiamo della verità è troppo forte e quindi poi finisci per cadere nella sua trappola mortale e se subentrano dei fattori esterni che distruggono queste confortanti mezze verità non rimane che soffrire di più. A tutte e due le parti. Ecco perché queste cose vanno centillinate.
Alla fine, nessuno è così egoista come crede.
[I Miei Ricordi Inesistenti]
giovedì 15 ottobre 2009 19.30
E' sempre brutto perdere qualcosa... Specie se questo qualcosa era un qualcosa che significava molto per te e se ci tenevi davvero. Anche per cose che magari erano al suo interno e che non ti ricordi nemmeno. Ma forse è proprio per quello che le tenevi lì, al sicuro (per quanto ne sapevi).
E ora tutto questo è rovinato, non c'è più.
E in questo modo un'altra piccola parte di te se n'è andata...
Silenziosamente.
Senza dirti niente.
Senza che tu te ne accorgessi.
E ora ti mancherà ancora tutto quello che non ricordi, per l'ennesima volta. Ma forse ti manca perché sai, bene o male, cosa ti lasci alle spalle, te lo senti, perché ti conosci.
Vecchie foto.
Rimasugli di quelle altre centinaia di foto che sono finite nell'infinito spazio che c'è nel nulla cibernetico. Un ricordo sbiadito nella nebbia della memoria.
Nuovi disegni.
Opere che ora, con la tua nuova vita speravi di concludere, idee che per il momento, senza uno scanner rimarranno in questa loro forma ancora per molto: linee sbiadite su fogli che diventano ogni giorno più gialli e polverosi.
Foto e sfondi da cui prendere spunto o per fare esercizi.
Tutta una serie di tutorials e studi che hai lasciato scomparire nel vuoto. Tutta una serie di immagini artistiche fatte di ombre e luci, di luminosità e contrasti, di disegni e foto che con ogni probabilità non riuscirai mai più a recuperare.
Mille note di pensieri, stupidate, riflessioni e giochi di parole o di grafica.
Tutte quelle parole che avevo annotato con tanta cura, quasi maniacale, per ricordarmele, perché mi aiutasserò nel momento del bisogno o perché mi svagassero un po' nei momenti di crisi... Tutte finite in un buco nero composto dalla mia memoria. Parole che potevano aiutarmi a ricordare un determinato periodo della mia vita, un determinato giorno, un determinato momento. Parole che non esistono più. Parole che non mi ricorderanno più un bel niente (per il semplice fatto che non esistono più, come i miei ricordi).
E ora ti chiedi se questa tua lotta contro la tua stessa memoria, contro te stesso, avrà mai termine. Se riuscirai a farla finita una volta per tutte. Ma la verità è che cominci a pensare che qualunque cosa cerchi di salvare il più possibile e che quindi metti anche in formato digitale, pian piano svanisce sotto i tuoi occhi, nei momenti e nei modi più inaspettati. Così cominci a chiederti perché stai facendo tutto questo...
Perché hai sempre cercato di salvare e tenere ogni cosa e sei giunto alla conclusione che forse è perché hai paura di non ricordarti più nulla...
Hai paura che il tempo possa cancellare tutta la tua memoria e non vuoi. E tenti di aggrapparti disperatamente ad ogni più piccola cosa, che sia una frase, una foto, una parola o un oggetto. Invano.
[Il Mio Vecchio Motore]
sabato 17 ottobre 2009 13.51
Il tempo può sovrapporsi?
Può una persona sdoppiarsi senza saperlo e dare vita ad un fantasma che vive in un altro tempo?
E questo fantasma continuerà a vagare in quel tempo non suo, non capendo e agendo come agirebbe l'originale in una situazione così fuori dal normale?
Chi lo sa...
Magari vagherebbe in questo tempo sconosciuto, non sapendo bene quello che sta facendo.
Probabilmente rivivrebbe una giornata insignificante della propria vita.
Magari un'ossessione della giovinezza.
Magari un sogno mai realizzato o una frase mai detta, ma troppe volte pensata.
E probabilmente non se ne accorgerebbe nessuno.
Nessuno si accorgerebbe del fantasma del fratello di un vostro amico da giovane.
Nessuno.
Tranne voi, forse.
E allora il cervello della mente lucida comincia a mettersi in moto, come un vecchio motore mai troppo arrugginito per non partire. E dopo i primi due o tre scoppi parte. Lentamente, ma prendendo man mano più velocità.
E così questo treno, che fa fermate solo nelle poche zone ancora visibili della memoria, viaggia alla ricerca di un qualcosa che forse non c'è già più o che, probabilmente, non è mai realmente esistito.
Una risposta.
Qual'è la domanda?
Chi lo sa...
Forse nemmeno esiste, come la risposta.
Forse l'unica cosa certa è che nemmeno il fantasma si accorge che nessuno lo nota, che nessuno gli parla, che nessuno lo vede. E se lo nota non si chiede il perché.
E' come se non avesse un'anima, ma non è così semplice... Un'anima ce l'ha. Ed è anche un'anima triste, sola, in un tempo a lei sconosciuto, presente per noi, ma futuro per lei, intrappolata in quelle sembianze da ragazzino appena adolescente.
Un ragazzino che ha ancora tutta la vita davanti.
Una vita tutta da vivere, lunga o corta che sia.
Ma volendo, questo spettro, potrebbe incontrare il suo originale?
Potrebbe trovare quell'uomo che l'ha generato e raccontargli tutta la sua incredibile storia?
Potrebbe essere questo il suo unico dono e desiderio?
Un fantasma di un tempo ormai passato vive un'avventura fatta da ricordi di fatti mai avvenuti, incontrando persone che devono ancora nascere e dicendo cose che nessuno è capace di sentire nell'assordante silenzio dei più oscuri angoli della fantasia.
giovedì 10 maggio 2012
[Il Mio Settembre 2009]
[Il Mio Grigio Spettacolo Per Manichini]
martedì 15 settembre 2009 21.57
Il mio ultimo mese a Verona è quasi finito... E oggi è uno dei giorni più tristi e apparentemente inutili che io abbia mai visto.
E questo cielo grigio e questa leggera pioggerellina tamburellante sembrano volermi ricordare che la strada è ancora lunga e difficile e che probabilmente non arriverò mai da nessuna parte.
Sì... Sono decisamente in una delle mie migliori giornate no, probabilmente anche per questo tempo ostile... E dire che una volta mi ero detto (e dicevo agli altri):
"Non dovremmo far influenzare il nostro umore dal tempo" (o qualcosa di molto simile).
E poi mi guardo ora, qui, a scrivere tristi righe in una grigia giornata che non sembra avere alcuna intenzione di migliorare, ascoltando canzoni deprimenti e ridendo di me stesso.
E' una di quelle giornate dove ti sembra che la fine del mondo sia vicina... Una di quelle giornate minacciose, dove hai paura di fare qualsiasi cosa perché senti che potrebbe succedere qualcosa da un momento all'altro. E invece non succede niente. E allora poi ti senti uno stupido e ti chiedi come hai fatto a provare determinate sensazioni. Ma poi rifletti un attimo e ti accorgi che quei nuvoloni che coprivano tutto il cielo non lasciando spazio al sole e quella pioggerellina lenta ma insistente che scivolava a terra fredda e noncurante, non potevano non influenzarti negativamente, non potevano non trasmetterti tutte quelle sensazioni negative e minacciose.
E sai benissimo che fra qualche giorno, quando ripenserai ad oggi, ti sentirai davvero un cretino e riderai e scherzerai un sacco, come al solito. E ti ritroverai stupido come un pagliaccio che non fa ridere. Un pagliaccio che fa uno spettacolo a vuoto, uno spettacolo per dei manichini senza vita.
Un fallito insomma.
E chi lo sa... Magari qualcosa di vero in tutto questo c'è.
Sta di fatto che tutto questo grigiore risveglia in te i dubbi più profondi e intimi, dubbi che non vorresti avere, dubbi che gli adulti (come i tuoi genitori) dicono che sei troppo giovane per avere, che devi lasciarli a loro. Ma non ce la fai. Proprio non ce la fai, in giornate come queste tutto torna fuori, lento e inesorabile, chiaro come il sole. L'unico sole che riesci a vedere in una giornata così nuvolosa e fredda.
E i dubbi che hai non possono venir placati in alcun modo, o almeno così la pensi tu.
Gli altri ti diranno sempre che è un momento, che tutto questo passerà. Nel tuo intimo lo sai anche tu. Ma sai anche che in questo preciso momento preferiresti non essere in questa situazione, preferiresti non provare questi sentimenti pesanti, preferiresti non vedere tutto nero (sebbene sia il tuo colore preferito).
E' una di quelle giornate dove cerchi di ritrovare le vecchie abitudini. Chissà, forse perché richiamano i bei tempi in cui eri spensierato, ma sta di fatto che nemmeno le vecchie abitudini ti riescono a salvare. Sei in un baratro profondo e grigio, un baratro che si è aperto all'improvviso sotto i tuoi piedi, non sai nemmeno tu in che modo.
E ora stai precipitando.
Stai precipitando nel mare dei tuoi dubbi e delle tue paure, ma non sono le paure che ti aspetteresti. Ti aspetteresti paure da grandi, da gente adulta. E invece sono le stesse paure che ha un bambino. Scopri che le paure dei bambini non sono altro che le metafore delle paure degli adulti.
Cambiare vita, cavarsela da soli in un nuovo mondo a te estraneo non è forse come saltare nel buio? E i bambini non hanno forse paura del buio?
E dentro ognuno di noi non c'è forse un bambino, anche se lo neghiamo con tutti noi stessi?
E' una di quelle giornate dove non riesci a tirare delle somme positive.
E forse da qualche parte nel mondo, in questo preciso momento, un altro clown si sta accorgendo di non far ridere nessuno e sta passando uno dei più brutti momenti della sua vita, nonostante in futuro ci passerà sopra e magari lo dimenticherà.
[Il Mio Dimenticatoio]
giovedì 24 settembre 2009 20.11
E' proprio vero... Quando tutto sembra andare bene non si ha più molto di cui parlare, non si ha più molto su cui discutere (anche con sè stessi). E tutte le cose di cui avresti voluto parlare nei giorni scorsi stanno lentamente svanendo nei labirinti della mente.
Le cose si accumulano e si accumulano e inevitabilmente alcune vanno perse.
Non si può tenere tutto.
Credo sarebbe una delle cose più belle di questo mondo, ma purtroppo ciò non avviene.
Altre cose, altri pensieri, però, tornano a galla in momenti inaspettati, come quando sei in un momento romantico con la tua dolce metà e ti viene in mente un tuo amico che fa una faccia stupidissima che ti fa davvero ridere... Non sai perché ti è venuto in mente, è come se avesse voluto uscire da solo.
Così accade con moltissimi sogni. Non te li ricordi, sono lunghi e complicati, ma ogni tanto hai dei flash improvvisi, dati da cose che dici, che pensi, che vedi, che senti, i quali risvegliano un ricordo di un'immagine sfocata nella tua mente. Tanto sfocata che, nella tua corta e falsa memoria, non sai nemmeno più se si tratta di sogno o realtà.
E poi ci sono tutte quelle piccole cose che ti piacerebbe ricordare, per quanto stupide o insignificanti, che però svaniscono ad una velocità allucinante dalla tua mente. Nel tempo di un battito d'ali finiscono nel dimenticatoio, per riemergere (sempre che lo facciano) chissà quando e chissà dove. E quando lo fanno è sempre una bella sorpresa, è come se le scoprissi di nuovo per la prima volta e te ne meravigli. Ti riproponi di non dimenticartela più, ma con ogni probabilità sai già che te la dimenticherai ancora una volta. E se te la ricorderai, vorrà dire che avrai sacrificato di sicuro un'altra piccola cosa a cui tenevi in quel modo così stupido.
Chissà perché poi noi umani siamo fatti così...
Va che la vita è strana... (Da quanto tempo non lo dicevo! xD)
[La Mia Piccola Verità]
martedì 29 settembre 2009 16.18
E d'un tratto comprendi che cos'è il mondo, di cosa è fatto in realtà.
E' fatto di pensieri, di persone, di situazioni, di momenti.
E ognuno di questi diversi aspetti è visto da ogni singolo individuo in modo diverso, a causa della sua esperienza personale. Quindi, anche quando una faccenda è chiara come il sole ci sarà sempre quello che non riuscirà a vederla, quello che la vedrà come tanti altri, quello che la penserà nella maniera completamente opposta e quello che invece scruta il cielo e il perché lo sa solo lui.
Ed ognuno di loro avrà ragione.
Perché è così che è fatto il mondo... Di piccole verità che sono tutte in contraddizione l'una con l'altra. E solo in pochi riescono a cambiare punto di vista, a immedesimarsi negli altri. E sono quelli che stanno peggio e vanno in tilt , perché si accorgono che tutti hanno ragione. Il problema è cercare di dirlo agli altri in modo che non si offendano o che non li prendano per pazzi.
martedì 15 settembre 2009 21.57
Il mio ultimo mese a Verona è quasi finito... E oggi è uno dei giorni più tristi e apparentemente inutili che io abbia mai visto.
E questo cielo grigio e questa leggera pioggerellina tamburellante sembrano volermi ricordare che la strada è ancora lunga e difficile e che probabilmente non arriverò mai da nessuna parte.
Sì... Sono decisamente in una delle mie migliori giornate no, probabilmente anche per questo tempo ostile... E dire che una volta mi ero detto (e dicevo agli altri):
"Non dovremmo far influenzare il nostro umore dal tempo" (o qualcosa di molto simile).
E poi mi guardo ora, qui, a scrivere tristi righe in una grigia giornata che non sembra avere alcuna intenzione di migliorare, ascoltando canzoni deprimenti e ridendo di me stesso.
E' una di quelle giornate dove ti sembra che la fine del mondo sia vicina... Una di quelle giornate minacciose, dove hai paura di fare qualsiasi cosa perché senti che potrebbe succedere qualcosa da un momento all'altro. E invece non succede niente. E allora poi ti senti uno stupido e ti chiedi come hai fatto a provare determinate sensazioni. Ma poi rifletti un attimo e ti accorgi che quei nuvoloni che coprivano tutto il cielo non lasciando spazio al sole e quella pioggerellina lenta ma insistente che scivolava a terra fredda e noncurante, non potevano non influenzarti negativamente, non potevano non trasmetterti tutte quelle sensazioni negative e minacciose.
E sai benissimo che fra qualche giorno, quando ripenserai ad oggi, ti sentirai davvero un cretino e riderai e scherzerai un sacco, come al solito. E ti ritroverai stupido come un pagliaccio che non fa ridere. Un pagliaccio che fa uno spettacolo a vuoto, uno spettacolo per dei manichini senza vita.
Un fallito insomma.
E chi lo sa... Magari qualcosa di vero in tutto questo c'è.
Sta di fatto che tutto questo grigiore risveglia in te i dubbi più profondi e intimi, dubbi che non vorresti avere, dubbi che gli adulti (come i tuoi genitori) dicono che sei troppo giovane per avere, che devi lasciarli a loro. Ma non ce la fai. Proprio non ce la fai, in giornate come queste tutto torna fuori, lento e inesorabile, chiaro come il sole. L'unico sole che riesci a vedere in una giornata così nuvolosa e fredda.
E i dubbi che hai non possono venir placati in alcun modo, o almeno così la pensi tu.
Gli altri ti diranno sempre che è un momento, che tutto questo passerà. Nel tuo intimo lo sai anche tu. Ma sai anche che in questo preciso momento preferiresti non essere in questa situazione, preferiresti non provare questi sentimenti pesanti, preferiresti non vedere tutto nero (sebbene sia il tuo colore preferito).
E' una di quelle giornate dove cerchi di ritrovare le vecchie abitudini. Chissà, forse perché richiamano i bei tempi in cui eri spensierato, ma sta di fatto che nemmeno le vecchie abitudini ti riescono a salvare. Sei in un baratro profondo e grigio, un baratro che si è aperto all'improvviso sotto i tuoi piedi, non sai nemmeno tu in che modo.
E ora stai precipitando.
Stai precipitando nel mare dei tuoi dubbi e delle tue paure, ma non sono le paure che ti aspetteresti. Ti aspetteresti paure da grandi, da gente adulta. E invece sono le stesse paure che ha un bambino. Scopri che le paure dei bambini non sono altro che le metafore delle paure degli adulti.
Cambiare vita, cavarsela da soli in un nuovo mondo a te estraneo non è forse come saltare nel buio? E i bambini non hanno forse paura del buio?
E dentro ognuno di noi non c'è forse un bambino, anche se lo neghiamo con tutti noi stessi?
E' una di quelle giornate dove non riesci a tirare delle somme positive.
E forse da qualche parte nel mondo, in questo preciso momento, un altro clown si sta accorgendo di non far ridere nessuno e sta passando uno dei più brutti momenti della sua vita, nonostante in futuro ci passerà sopra e magari lo dimenticherà.
[Il Mio Dimenticatoio]
giovedì 24 settembre 2009 20.11
E' proprio vero... Quando tutto sembra andare bene non si ha più molto di cui parlare, non si ha più molto su cui discutere (anche con sè stessi). E tutte le cose di cui avresti voluto parlare nei giorni scorsi stanno lentamente svanendo nei labirinti della mente.
Le cose si accumulano e si accumulano e inevitabilmente alcune vanno perse.
Non si può tenere tutto.
Credo sarebbe una delle cose più belle di questo mondo, ma purtroppo ciò non avviene.
Altre cose, altri pensieri, però, tornano a galla in momenti inaspettati, come quando sei in un momento romantico con la tua dolce metà e ti viene in mente un tuo amico che fa una faccia stupidissima che ti fa davvero ridere... Non sai perché ti è venuto in mente, è come se avesse voluto uscire da solo.
Così accade con moltissimi sogni. Non te li ricordi, sono lunghi e complicati, ma ogni tanto hai dei flash improvvisi, dati da cose che dici, che pensi, che vedi, che senti, i quali risvegliano un ricordo di un'immagine sfocata nella tua mente. Tanto sfocata che, nella tua corta e falsa memoria, non sai nemmeno più se si tratta di sogno o realtà.
E poi ci sono tutte quelle piccole cose che ti piacerebbe ricordare, per quanto stupide o insignificanti, che però svaniscono ad una velocità allucinante dalla tua mente. Nel tempo di un battito d'ali finiscono nel dimenticatoio, per riemergere (sempre che lo facciano) chissà quando e chissà dove. E quando lo fanno è sempre una bella sorpresa, è come se le scoprissi di nuovo per la prima volta e te ne meravigli. Ti riproponi di non dimenticartela più, ma con ogni probabilità sai già che te la dimenticherai ancora una volta. E se te la ricorderai, vorrà dire che avrai sacrificato di sicuro un'altra piccola cosa a cui tenevi in quel modo così stupido.
Chissà perché poi noi umani siamo fatti così...
Va che la vita è strana... (Da quanto tempo non lo dicevo! xD)
[La Mia Piccola Verità]
martedì 29 settembre 2009 16.18
E d'un tratto comprendi che cos'è il mondo, di cosa è fatto in realtà.
E' fatto di pensieri, di persone, di situazioni, di momenti.
E ognuno di questi diversi aspetti è visto da ogni singolo individuo in modo diverso, a causa della sua esperienza personale. Quindi, anche quando una faccenda è chiara come il sole ci sarà sempre quello che non riuscirà a vederla, quello che la vedrà come tanti altri, quello che la penserà nella maniera completamente opposta e quello che invece scruta il cielo e il perché lo sa solo lui.
Ed ognuno di loro avrà ragione.
Perché è così che è fatto il mondo... Di piccole verità che sono tutte in contraddizione l'una con l'altra. E solo in pochi riescono a cambiare punto di vista, a immedesimarsi negli altri. E sono quelli che stanno peggio e vanno in tilt , perché si accorgono che tutti hanno ragione. Il problema è cercare di dirlo agli altri in modo che non si offendano o che non li prendano per pazzi.
sabato 5 maggio 2012
[Il Mio Agosto 2009]
[Il Mio C..uore]
sabato 1 agosto 2009 12.19
E così non posso fare a meno di chiedermi: perché, qualsiasi cosa tu faccia, anche se è la cosa giusta da fare, qualcuno ci sta male? Perché ci dev'essere sempre un simile equilibrio nelle cose? E perché tutto non può essere più semplice e meno doloroso?
Le solite domande retoriche inutili che ti poni quando vorresti tornare indietro nel tempo e cambiare le cose... Perché anche se ascolti le persone, a volte sono loro le prime che si autolesionano dicendoti certe cose. Ti attirano a loro vantandosi del loro scudo "anti-emotivo" e anche quando capiscono che si sta incrinando continuano a fingere che sia tutto a posto, per stare il più possibile fermi in quel piccolo frattempo di felicità e semplicità, dove tutto sembra andare dalla parte giusta, dove il sole c'è anche la notte. Ma nel profondo sanno che lo scudo si romperà, anzi, che forse è già bello che rotto.
E sanno già anche come andrà a finire.
Lo sanno. Lo sapevano. Ma hanno continuato, ignorando i tuoi segnali.
Perché a volte vogliamo talmente una cosa che siamo disposti a fare di tutto per averla, pur di non perderla. Siamo disposti anche a soffrire in modo atroce per non perderla, ma quando alla fine capita, la tristezza e la paura diventano odio, un odio che da qualche parte deve sfociare e quindi sentono solo quello che vogliono, vedono solo quello che vogliono, in modo da poterti odiare.
E' come un meccanismo di autodifesa che non possiamo controllare, lui parte e agisce, ti sembra di essere lucido, ma dici delle cose che non vorresti solo perché ti senti in un determinato modo.
E la parte peggiore è quando ti passa questo strano odio...
Perché ti senti in colpa per le cose che hai detto o fatto e vorresti tornare anche tu indietro. E ti poni ancora delle altre domande retoriche inutili e così il ciclo continua. Da un altra parte, con un'altra persona, con domande differenti, ma continua, imperterrito.
sabato 1 agosto 2009 12.19
E così non posso fare a meno di chiedermi: perché, qualsiasi cosa tu faccia, anche se è la cosa giusta da fare, qualcuno ci sta male? Perché ci dev'essere sempre un simile equilibrio nelle cose? E perché tutto non può essere più semplice e meno doloroso?
Le solite domande retoriche inutili che ti poni quando vorresti tornare indietro nel tempo e cambiare le cose... Perché anche se ascolti le persone, a volte sono loro le prime che si autolesionano dicendoti certe cose. Ti attirano a loro vantandosi del loro scudo "anti-emotivo" e anche quando capiscono che si sta incrinando continuano a fingere che sia tutto a posto, per stare il più possibile fermi in quel piccolo frattempo di felicità e semplicità, dove tutto sembra andare dalla parte giusta, dove il sole c'è anche la notte. Ma nel profondo sanno che lo scudo si romperà, anzi, che forse è già bello che rotto.
E sanno già anche come andrà a finire.
Lo sanno. Lo sapevano. Ma hanno continuato, ignorando i tuoi segnali.
Perché a volte vogliamo talmente una cosa che siamo disposti a fare di tutto per averla, pur di non perderla. Siamo disposti anche a soffrire in modo atroce per non perderla, ma quando alla fine capita, la tristezza e la paura diventano odio, un odio che da qualche parte deve sfociare e quindi sentono solo quello che vogliono, vedono solo quello che vogliono, in modo da poterti odiare.
E' come un meccanismo di autodifesa che non possiamo controllare, lui parte e agisce, ti sembra di essere lucido, ma dici delle cose che non vorresti solo perché ti senti in un determinato modo.
E la parte peggiore è quando ti passa questo strano odio...
Perché ti senti in colpa per le cose che hai detto o fatto e vorresti tornare anche tu indietro. E ti poni ancora delle altre domande retoriche inutili e così il ciclo continua. Da un altra parte, con un'altra persona, con domande differenti, ma continua, imperterrito.
giovedì 3 maggio 2012
[Il Mio Luglio 2009]
[Le Mie Stille]
sabato 4 luglio 2009 18.13
Un fiume.
Un fiume salato.
Salato e caldo.
Non sento più gli odori.
Un lago.
Un lago salato.
Salato e amaro.
Non vedo più niente.
Un vuoto.
Un vuoto profondo.
Profondo e nero.
Non sento più lo scorrere del tempo.
Mi serve Tempo.
Tears stream
down your face
when you lose something you cannot replace.
[Il Mio Punto Limite]
lunedì 13 luglio 2009 15.21
E ti chiedi ancora se stai facendo la cosa giusta...
Ma alla fine, come fai a saperlo? Cos'è giusto e cos'è sbagliato? In fondo non è tutto relativo?
E quindi rimani lì, inerme cercando di agire secondo la logica, ma non troppo.
Anche il cuore vuole la sua parte, ma il tuo problema è che al di là di un certo livello non riesci a capire se stai ascoltando il cuore o il cervello. E' il tuo punto limite, al di là del quale non sai più cosa è giusto e cosa è sbagliato, al di là del quale non sai più scegliere, al di là del quale sei perso, in balia degli eventi.
[La Mia Maschera D'Oro]
mercoledì 22 luglio 2009 1.04
E un giorno ti chiedi: perché mai portiamo tutte queste maschere?
Perché ingannare gli altri?
Perché abbiamo paura di soffrire?
Perché abbiamo paura di mostrarci come siamo realmente?
Conta davvero così tanto l'opinione che gli altri hanno di noi?
E perché, a volte, le persone con cui vorresti toglierti la maschera sono quelle con le quali te la tieni più stretta sul viso?
A quanto pare ci sono necessarie, tutte queste maschere. Ognuno di noi ne ha parecchie da sorreggere: con persone diverse, maschere diverse.
E così nasce una fiaba con ciascuna persona che conosciamo, una storia diversa da raccontare a persone diverse. Magari sempre la stessa, ma con differenti sfaccettature. C'è anche chi è bravo a capire subito gli altri, in modo da sapere cosa vuole sentire per poi metterlo in mezzo alla storia, per coinvolgerlo meglio.
A volte però, certe storie non le raccontiamo a tutti, ce le teniamo per noi o al massimo per le persone a noi più vicine, quelle che sappiamo non ci giudicherebbero mai. O meglio, che lo farebbero, ce lo direbbero, ma ci lascerebbero fare quello che vogliamo, senza intralciarci. Persone alle quali comunque, a loro insaputa (ma forse neanche tanto), riserviamo una bella maschera.
Ma non tutte le maschere nascondono una storia o sono nate perché abbiamo paura del giudizio altrui. Alcune nascono solo perché ne sentiamo il bisogno. Il bisogno di stare con noi stessi.
E nessun altro.
Una maschera che ci nasconda da tutto e tutti, da poter indossare in un qualsiasi momento, che ci permette di trovare un posticino solo e silenzioso all'interno del nostro più profondo animo dove possiamo pensare in pace. Una maschera che più si porta, più è difficile lasciare. Una maschera che è una salvezza, ma anche una condanna.
Altre volte, alcune maschere ti servono per non vedere. Non vuoi vedere quello che fai, perché sai che stai sbagliando, quindi cosa fai? Indossi una bella maschera. Magari tutta nuova e d'oro. E cosa succede? Le persone l'ammirano e cadono dritte nell'ipnosi che provoca. Ma devi stare attento, tu non sei immune a quell'ipnosi. Puoi caderci anche tu, lo sai. Lo sai benissimo, eppure a volte la indossi lo stesso... Perché?
Perché non puoi indossare più di una maschera.
Non contemporaneamente almeno. Perché sai benissimo che rischi di rovinarne una. E' inevitabile.
E quindi ti ritrovi ad indossare questa pericolosa maschera dall'effetto ipnotico e scombussolante, talmente scombussolante che ti fa credere di essertela tolta. Ti fa vedere quello che non c'è, ti fa credere in quello in cui non devi, ti allontana dalla realtà dei fatti o te ne infila in mezzo di assolutamente inventati. E tu sei in balia di questa maschera, senza sapere più chi sei, cosa stai facendo e quello che vuoi. E speri solo di non averla portata abbastanza a lungo da permetterle di incollarsi sulla tua faccia, perché ne hai paura. Hai paura che prenda il sopravvento, che ti faccia fare cose che desideri nell'angolino più profondo e buio dell'animo, ma che non faresti mai (perché hai paura). E hai paura di finire con il guardarti vivere. E con te, le persone che ti stanno accanto, alle quali appari così felice da far invidia. Persone ignare della tua prigionia all'interno del tuo stesso corpo e della tua stessa mente.
Ma con tutte queste maschere davanti alla tua vera faccia ti viene da chiederti: "Ma qual'è la mia vera faccia?"
Secondo te, è possibile che una maschera sia la tua vera faccia? Magari una finta maschera. Un maschera che tutti conoscono, che tutti pensano sia solo una maschera, ed invece è molto più di quel che appare.
Ma non è una maschera, è la tua vera faccia. Ma qual'è delle tante?
Magari qualcuno, quelli che si riescono ad avvicinare di più a te o quelli che fai avvicinare di proposito se ne possono accorgere, ma tutti gli altri no.
E tu? Ti lasci avvicinare a te stesso?
[La Mia Porta]
giovedì 30 luglio 2009 2.33
E ad un certo punto della tua vita senti una canzone che non sentivi da un po' di tempo e che non ricordavi così bella. E a quel punto ti ritrovi a capire una cosa che era sempre stata davanti al tuo naso, ma che non avevi mai preso seriamente in considerazione. (Chissà perché poi...)
E ti accorgi che nella vita ci sono un sacco di porte. Sì, porte. Dalle quali la gente entra o esce, che sia per pochi secondi che per mesi o anni. Alcuni li inviti tu ad entrare, altri entrano per sbaglio ma rimangono perché affascinati da te; altri ancora tentano inutilmente di entrare, ma tu hai chiuso la porta così bene che anche le loro più forti spallate non riescono a farla muovere di un solo millimetro; altri ancora trovano un'altra entrata e ti colgono alle spalle.
Alcuni li inviti tu ad uscire... In modo sottile, garbato, senza fargliela pesare troppo; altri li cacci fuori a pedate, perché credevi davvero che fossero quel qualcun altro che fingevano di essere; altri sei costretto a farli uscire per il loro bene, anche se loro non lo capiranno mai e altri ancora escono per loro volontà, perché magari tu hai commesso un errore. Un errore al quale non sai come riparare, un errore fatale. Un errore fatalmente stupido. Di certo non volevi commettere quell'errore, probabilmente lo sa anche lei. Ma quella persona a volte non riesce a sopportarlo. Anche se è un errore stupido, è pur sempre un errore che dà molto fastidio. Dà fastidio a te, figuriamoci a lei.
Ma non puoi farci niente. Speri solo che non se ne vada, che decida di rimanere lì, con te, di non oltrepassare quella porta, perché sai che la tua vita non sarà più la stessa, come probabilmente non lo sarà più nemmeno la sua. Certo, ne inizierà una nuova, magari migliore, chissà... Ma senza di lei. E la cosa ti spaventa, com'è ovvio che sia. Ma sai che continuerai a guardare quella porta, sperando che lei entrerà di nuovo, sperando che busserà timidamente facendo capolino con la testa. Anche se tutto sarà cambiato e sapendo che non potrà mai tornare come prima, sai già che l'accetterai ben volentieri.
E come non molto spesso accade, speri solo che tutto quello che ti sei immaginato non si avveri mai.
sabato 4 luglio 2009 18.13
Un fiume.
Un fiume salato.
Salato e caldo.
Non sento più gli odori.
Un lago.
Un lago salato.
Salato e amaro.
Non vedo più niente.
Un vuoto.
Un vuoto profondo.
Profondo e nero.
Non sento più lo scorrere del tempo.
Mi serve Tempo.
Tears stream
down your face
when you lose something you cannot replace.
[Il Mio Punto Limite]
lunedì 13 luglio 2009 15.21
E ti chiedi ancora se stai facendo la cosa giusta...
Ma alla fine, come fai a saperlo? Cos'è giusto e cos'è sbagliato? In fondo non è tutto relativo?
E quindi rimani lì, inerme cercando di agire secondo la logica, ma non troppo.
Anche il cuore vuole la sua parte, ma il tuo problema è che al di là di un certo livello non riesci a capire se stai ascoltando il cuore o il cervello. E' il tuo punto limite, al di là del quale non sai più cosa è giusto e cosa è sbagliato, al di là del quale non sai più scegliere, al di là del quale sei perso, in balia degli eventi.
[La Mia Maschera D'Oro]
mercoledì 22 luglio 2009 1.04
E un giorno ti chiedi: perché mai portiamo tutte queste maschere?
Perché ingannare gli altri?
Perché abbiamo paura di soffrire?
Perché abbiamo paura di mostrarci come siamo realmente?
Conta davvero così tanto l'opinione che gli altri hanno di noi?
E perché, a volte, le persone con cui vorresti toglierti la maschera sono quelle con le quali te la tieni più stretta sul viso?
A quanto pare ci sono necessarie, tutte queste maschere. Ognuno di noi ne ha parecchie da sorreggere: con persone diverse, maschere diverse.
E così nasce una fiaba con ciascuna persona che conosciamo, una storia diversa da raccontare a persone diverse. Magari sempre la stessa, ma con differenti sfaccettature. C'è anche chi è bravo a capire subito gli altri, in modo da sapere cosa vuole sentire per poi metterlo in mezzo alla storia, per coinvolgerlo meglio.
A volte però, certe storie non le raccontiamo a tutti, ce le teniamo per noi o al massimo per le persone a noi più vicine, quelle che sappiamo non ci giudicherebbero mai. O meglio, che lo farebbero, ce lo direbbero, ma ci lascerebbero fare quello che vogliamo, senza intralciarci. Persone alle quali comunque, a loro insaputa (ma forse neanche tanto), riserviamo una bella maschera.
Ma non tutte le maschere nascondono una storia o sono nate perché abbiamo paura del giudizio altrui. Alcune nascono solo perché ne sentiamo il bisogno. Il bisogno di stare con noi stessi.
E nessun altro.
Una maschera che ci nasconda da tutto e tutti, da poter indossare in un qualsiasi momento, che ci permette di trovare un posticino solo e silenzioso all'interno del nostro più profondo animo dove possiamo pensare in pace. Una maschera che più si porta, più è difficile lasciare. Una maschera che è una salvezza, ma anche una condanna.
Altre volte, alcune maschere ti servono per non vedere. Non vuoi vedere quello che fai, perché sai che stai sbagliando, quindi cosa fai? Indossi una bella maschera. Magari tutta nuova e d'oro. E cosa succede? Le persone l'ammirano e cadono dritte nell'ipnosi che provoca. Ma devi stare attento, tu non sei immune a quell'ipnosi. Puoi caderci anche tu, lo sai. Lo sai benissimo, eppure a volte la indossi lo stesso... Perché?
Perché non puoi indossare più di una maschera.
Non contemporaneamente almeno. Perché sai benissimo che rischi di rovinarne una. E' inevitabile.
E quindi ti ritrovi ad indossare questa pericolosa maschera dall'effetto ipnotico e scombussolante, talmente scombussolante che ti fa credere di essertela tolta. Ti fa vedere quello che non c'è, ti fa credere in quello in cui non devi, ti allontana dalla realtà dei fatti o te ne infila in mezzo di assolutamente inventati. E tu sei in balia di questa maschera, senza sapere più chi sei, cosa stai facendo e quello che vuoi. E speri solo di non averla portata abbastanza a lungo da permetterle di incollarsi sulla tua faccia, perché ne hai paura. Hai paura che prenda il sopravvento, che ti faccia fare cose che desideri nell'angolino più profondo e buio dell'animo, ma che non faresti mai (perché hai paura). E hai paura di finire con il guardarti vivere. E con te, le persone che ti stanno accanto, alle quali appari così felice da far invidia. Persone ignare della tua prigionia all'interno del tuo stesso corpo e della tua stessa mente.
Ma con tutte queste maschere davanti alla tua vera faccia ti viene da chiederti: "Ma qual'è la mia vera faccia?"
Secondo te, è possibile che una maschera sia la tua vera faccia? Magari una finta maschera. Un maschera che tutti conoscono, che tutti pensano sia solo una maschera, ed invece è molto più di quel che appare.
Ma non è una maschera, è la tua vera faccia. Ma qual'è delle tante?
Magari qualcuno, quelli che si riescono ad avvicinare di più a te o quelli che fai avvicinare di proposito se ne possono accorgere, ma tutti gli altri no.
E tu? Ti lasci avvicinare a te stesso?
[La Mia Porta]
giovedì 30 luglio 2009 2.33
E ad un certo punto della tua vita senti una canzone che non sentivi da un po' di tempo e che non ricordavi così bella. E a quel punto ti ritrovi a capire una cosa che era sempre stata davanti al tuo naso, ma che non avevi mai preso seriamente in considerazione. (Chissà perché poi...)
E ti accorgi che nella vita ci sono un sacco di porte. Sì, porte. Dalle quali la gente entra o esce, che sia per pochi secondi che per mesi o anni. Alcuni li inviti tu ad entrare, altri entrano per sbaglio ma rimangono perché affascinati da te; altri ancora tentano inutilmente di entrare, ma tu hai chiuso la porta così bene che anche le loro più forti spallate non riescono a farla muovere di un solo millimetro; altri ancora trovano un'altra entrata e ti colgono alle spalle.
Alcuni li inviti tu ad uscire... In modo sottile, garbato, senza fargliela pesare troppo; altri li cacci fuori a pedate, perché credevi davvero che fossero quel qualcun altro che fingevano di essere; altri sei costretto a farli uscire per il loro bene, anche se loro non lo capiranno mai e altri ancora escono per loro volontà, perché magari tu hai commesso un errore. Un errore al quale non sai come riparare, un errore fatale. Un errore fatalmente stupido. Di certo non volevi commettere quell'errore, probabilmente lo sa anche lei. Ma quella persona a volte non riesce a sopportarlo. Anche se è un errore stupido, è pur sempre un errore che dà molto fastidio. Dà fastidio a te, figuriamoci a lei.
Ma non puoi farci niente. Speri solo che non se ne vada, che decida di rimanere lì, con te, di non oltrepassare quella porta, perché sai che la tua vita non sarà più la stessa, come probabilmente non lo sarà più nemmeno la sua. Certo, ne inizierà una nuova, magari migliore, chissà... Ma senza di lei. E la cosa ti spaventa, com'è ovvio che sia. Ma sai che continuerai a guardare quella porta, sperando che lei entrerà di nuovo, sperando che busserà timidamente facendo capolino con la testa. Anche se tutto sarà cambiato e sapendo che non potrà mai tornare come prima, sai già che l'accetterai ben volentieri.
E come non molto spesso accade, speri solo che tutto quello che ti sei immaginato non si avveri mai.
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